Il timbro strumentale
Uno degli approcci classici al timbro in musica è ovviamente la classificazione degli strumenti. Solitamente diversi libri di testo presentano la classificazione generale deli strumenti musicali a parte dal modo di produzione del suono, dalla fonte sonora. L’introduzione al timbro che mi piace definire il “colore” del suono, inizia col presentare i diversi modi di produzione del suono. Esiste un suono perché si verifica la vibrazione di un corpo elastico , una corda ( nel caso ad esempio di una chitarra), la colonna d’aria ( un flauto), una membrana (un tamburo a cordiera) o tutto un corpo che vibra (un triangolo). Ci sono dunque dei criteri generali che ci permettono di suddividere in grandi classi qualsiasi tipo di strumento. Queste classi sono gli aerofoni, i cordofoni, i membranofoni, gli idiofoni e gli elettrofoni. Nei primi la sorgente del suono è la vibrazione della colonna d’aria, nei secondi la vibrazione di una corda, nei terzi è tutto il corpo dello strumento che produce il suono e infine nell’ultima classe, la più recente, il suono viene oscillazioni elettriche ed elettroniche convertibili, in modi diversi, in vibrazioni acustiche.
Il merito di questa classificazione è di due studiosi tedeschi Hornbostel e Sachs che la svilupparono a partire da un sistema risalente al tardo XIX secolo, sviluppato da Victor-Charles Mahillon, curatore degli strumenti musicali presso il Conservatorio di Bruxelles. Queste categorie tuttavia le ritroviamo presenti anche all’interno di un antico e dettagliato trattato indiano sull’arte drammatica attribuito al mitico saggio bramano e sacerdote Bharata (I secolo a.C.-III secolo d.C.). I suoi molti capitoli contengono trattamenti dettagliati di tutte le diverse arti che sono incarnate nel concetto classico indiano del dramma, tra cui danza, musica, poetica ed estetica generale. Ma per tornare ai nostri Hornbostel e Sachs il loro merito sta nell’avere esteso la classificazione di Mahillon oltre i confini della musica colta occidentale.
L’integrazione ai quattro gruppi di Hornbostel e Sachs Nel 1937 i quattro gruppi si ampliano a cinque nel suo “Manuale degli strumenti musicali”) Francis Galpin aggiunse infatti gli elettrofoni che producevano il suono grazie all’amplificazione diretta di una forma d’onda generata da un oscillatore. Sebbene non faccia uso di oscillatori elettronici ma di un sistema di generazione elettromeccanica (tonewheel), tra gli elettrofoni può essere annoverato anche l’organo Hammond, brevettato ne dall’orologiaio Laurens Hammond.
La successiva diffusione di circuiti integrati nell’industria degli strumenti musicali, ha quindi permesso di incorporare sofisticati dispositivi in grado di riprodurre un suono registrato digitalmente, il campionatore. Così i sintetizzatori diventano quindi macchine in grado di riprodurre strumenti musicali, effetti sonori, rumori.
Gli strumenti dell’orchestra
Ulteriori criteri di classificazione del suono dipendono dalla modalità con la quale il suono viene prodotto a parità di fonte sonora. Ad esempio una stessa corda può essere pizzicata (arpa) o strofinata da un archetto (violino). Nell’orchestra sinfonica – modificatasi per numero di esecutori e per varietà timbrica nei corso dei secoli – distinguiamo così quattro famiglie principali:
ARCHI (violini, viole, violoncelli e contrabbassi)
LEGNI (ottavino, flauto, oboe, clarinetto, fagotto)
OTTONI( trombe, corni, tromboni e tuba)
PERCUSSIONI ( timpani, tamburo a cordiera, xilofono, triangolo, ecc..)
Il valore espressivo del timbro
Il timbro, la qualità del suono che determinata dalla fonte sonora che lo ha prodotto e che lo rende unico e distintivo è determinato come abbiamo visto da diversi fattori: la sorgente del suono, la modalità attraverso la quale il suono è prodotto. Da un punto di vista fisico qualitativo il timbro dipende anche dalla qualità della materia che costituisce lo strumento. Si tratta di un parametro del suono che a differenza dell’altezza o dell’intensità del suono , è multidimensionale: non esiste una scala di riferimento per ordinare/confrontare timbri diversi . Ma non voglio entrare nell’aspetto acustico in maniera specifica. Quello che invece voglio sottolineare è l’aspetto espressivo del timbro. La comunicazione musicale può provocare sensazioni differenti se a trasmetterci la musica (magari la stessa linea melodica) sono strumenti diverso o anche molto diversi. Alle volte ci sarà capitato di sentire uno stesso brano suonato da un mandolino o da un violino e ci siamo accorti come l’esito finale del brano sia differente anche nelle sensazioni che esso ci ha trasmesso. Un’ esperienza facilmente verificabile se paragoniamo, ad esempio, i Quadri di un’ esposizione di Mussorgski nella loro versione originale per pianoforte con quella orchestrata da Maurice Ravel.
Da questo punto di vista mi sembra interessante, più che le aride schematizzazioni della classificazione musicale, provare così a cogliere questo valore espressivo del timbro grazie ad un interessante compositore inglese: Benjamin Britten
La Guida del giovane all’orchestra
Nata come trasmissione radiofonica per la BBC
La composizione di Benjamin Britten “Guida del giovane all’orchestra” op. 34 Variazioni e fuga su un tema di Purcell ( organico: ottavino, due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due trombe, tre tromboni, basso-tuba, timpani, tamburo a cordiera, grancassa, piatti, triangolo, tamburello basco, xilofono, castagnette, gong – arpa ed archi).
L’opera fu scritta su richiesta del Ministero dell’Istruzione britannico per l’uso nel cortometraggio educativo Instruments of the Orchestra (1946). Il suo primo concerto fu dato a Liverpool, in Inghilterra, il 15 ottobre 1946.
Per il suo tema nell’opera, Britten si ispirò al maestoso Rondeau dell’Abdelazer Suite del compositore barocco inglese Henry Purcell (musiche di scena per l’omonimo lavoro teatrale di Aphra Behn). Il tema viene prima affermato dall’intera orchestra, poi ribadito dalle sue diverse sezioni (in ordine, fiati, ottoni, archi e percussioni) prima di essere nuovamente affermato dall’intera orchestra. Così facendo, Britten chiarisce i diversi timbri delle diverse sezioni dell’orchestra.
Britten sceglie quindi una strada originale per farci capire come la comunicazione musicale cambi il suo valore espressivo se cambiano gli o lo strumento che l’interpreta: così il ritornello del Rondò dell’Abdelazer suite di H. Purcell viene eseguito mettendo in evidenza caratteri differenti delle diverse famiglie dell’orchestra i quest’ordine:
ESPOSIZIONE DEL TEMA
- Tutti
- Legni
- Ottoni
- Archi
- Percussioni
- Tutti
13 VARIAZIONI
Quindi seguono 13 variazioni in cui diversi strumenti riprendono a loro modo il tema di Purcell interpretandolo a seconda della loro “personalità”, espressività.
FUGA FINALE
A questo punto a composizione si chiude con una fuga finale in cui i singoli strumenti entrando in modo imitativo l’uno dopo l’altro eseguono un tema nuovo, originale, scritto da Britten vivace .
Prima della conclusione della fuga rientra il tema di Purcell eseguito dagli ottoni questa volta nel modo maggiore e rallentato, solenne, sopra il turbinare del tutti orchestrale. Di seguito inserisco il materiale del percorso realizzato in DAD nel 2020: due video lezioni e un Padlet.
Il lavoro è stato accompagnato da un video utilizzato poi all’interno di una presentazione realizzata in Google Slides con alcuni esercizi.
La didattica a distanza causata dalla Pandemia è stato il motore per la realizzazione di questo come di tanti altri lavori che ho sfruttato in diversi periodi della mia attività di docente e che qui ho ripreso e aggiornato (specie il lavoro sulla presentazione). Per sfruttare al meglio la presentazione e renderla efficace da un punto di vista interattivo sono da condividere una copia per studente e le parti contenenti simboli ottenuti graficamente sarebbero da scaricare come immagini e ricaricare all’interno del lavoro avendo poi cura di creare in google slide , su quelle diapositive/immagine poi reinserite all’interno della presentazione, delle caselle di testo all’interno di forme con i bordi trasparenti …ma questo è un lavoro di cui non ho sentito davvero l’urgenza , avendo condiviso una copia per studente in Google Classroom e assegnandola come esercitazione.

Padlet sul timbro
Ho raccolto alcuni contributi utili per il lavoro sul timbro in questo Padlet. cliccando sull'immagine lo si può consultare.